La speranza è morta a Gaza

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Il Nobel per la Pace consegnato a Barack Obama nel 2009 dona lustro e valore a quello del 1994 dato ad Arafat, Peres e Rabin.

Il genocidio che si perpetua a Gaza è l’ennesima evidenza dell’inconsistenza della politica estera di Obama.

Il Presidente degli Stati Uniti è stato capace di importanti riforme interne che fanno da contrappeso ad un incontestabile fallimento del suo operato al di fuori dei confini statunitensi.

Eppure la sua elezione era stata salutata dal mondo intero come l’evento caratterizzante di un’epoca. Tanta era l’attenzione di tutti verso le sue indubbie capacità di comunicatore ed innovatore che nel 2009 gli venne conferito un Premio Nobel “alla fiducia”.

Oggi, dopo l’inettitudine dimostrata nel gestire le criticità emerse in Nord Africa, in Siria, in Ucraina e Palestina, ci chiediamo sempre più spesso se, quella del Presidente Americano, sia una precisa volontà pilatesca o rappresenti il risvolto di una incapacità neanche poi tanto mascherata.

In entrambi i casi si tratta di aspetti inconciliabili con un Nobel dato “per i suoi straordinari sforzi per rafforzare la diplomazia internazionale e cooperazione tra i popoli”.

Se l’esercizio della revoca del premio appare improponibile, suggeriamo, per evitare future cantonate, un proverbio italiano all’Accademia Reale Svedese delle Scienze: “Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”.

 

Io non mi pento

carcerea

 

Alcuni detenuti del carcere di Larino, offesi dalla scomunica fatta da Papa Francesco a tutte le mafie ed ai loro seguaci, abbandonano la messa. Il loro gesto, avulso da ogni analisi riconducibile alla dialettica “laicità versus religione”, evidenzia in modo inconfutabile il loro “non pentimento” ed il mancato successo (fino ad oggi) della funzione rieducativa della porzione di pena già scontata. Il loro gesto è una manifesta apologia dei reati di cui si sono macchiati e la non abiura degli stessi significa che è tutt’altro che remota la possibilità che, una volta usciti dal carcere, non esiterebbero ad entrare nell’elenco dei recidivi impenitenti. Spero, da cittadino, che lo Stato ci preservi a lungo da questi convinti e consapevoli criminali negando loro ogni tipo di permesso premio o uscita anticipata. La logica ed il buon senso imporrebbero un’attenta valutazione del percorso rieducativo di chi si sente orgoglioso di appartenere a “cosa nostra”.

Tony Mariotti

 

Inchini e preghiere

 

AnarchyVaticano

Anarchia in Vaticano, non è una cover della famosissima Anarchy in UK dell’irriverente Sid Vicious, è semplicemente una lucida sintesi della confusione che regna sotto il soglio che, da Pietro in poi, ne ha viste di tutti i colori. A due settimane dalla scomunica del Papa contro i mafiosi ed i loro seguaci, a Oppido Mamertina (Reggio Calabria) durante una processione religiosa è stato reso omaggio ad un capoclan. Fatto salvo lo sdegno dei carabinieri che prontamente hanno abbandonato la processione, “l’inchino” della Madonna delle Grazie davanti all’abitazione di un ottuagenario boss ergastolano ha ricevuto il consenso e la convinta partecipazione di una nutrita e colorita fauna: politici, amministratori con fasce tricolori, parroci e devotissimi fedeli. Se non destano particolari sorprese gli omaggi di politici ed amministratori a personaggi legati alla criminalità organizzata, vivo scalpore suscita la riverenza dei comuni fedeli e degli esponenti del clero, questi ultimi, a quanto pare, timorati non solo del Giudizio di Dio ma ancor più degli sguardi della ‘ndrangheta. Ora cosa succederà, i parroci ed i fedeli inosservanti saranno scomunicati o assolti per misericordia cristiana? God save the Queen and don’t overlook the Pope.

Tony Mariotti

 

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