Pacchetti FIAT

Macchinaimpacchettata

La Fiat che impacchetta le auto “straniere” dei dipendenti è l’espressione di una sottocultura violenta ed invasiva di un lavoro che deborda dalle ore retribuite ed invade pericolosamente il privato dei dipendenti creando etichette e discriminazioni. Un messaggio all’apparenza goliardico ma non dissimile da avvertimenti simbolici di fattura criminale. Se davvero si vogliono impacchettare le cause degli insuccessi commerciali, inizierei dai dirigenti strapagati e stralodati per i loro manifesti fallimenti e conserverei il pacco ed il fiocco più grande per quell’Amministratore Delegato italo-canadese che è più sopravvalutato delle Fiat rottamate con gli incentivi statali. Un gruppo, che sceglie idee comunicative buone al massimo per il lancio di cioccolatini e che non è capace di “pensare” ad uno o più modelli “veramente nuovi” capaci di aggredire il mercato e riconquistare le fasce perdute dello stesso, andrebbe defenestrato a calci nei ricchi deretani ed andrebbe posto di fronte ai propri insuccessi ed alle proprie responsabilità. Lo stesso Pilato arrossirebbe per la sfacciataggine dimostrata da questi illuminati dirigenti che invece di investire in abili progettisti ed ispirati disegnatori hanno preferito lavarsi le mani nella candeggina ed investire in esperti della comunicazione con l’intento di far passare per nuovi, i modelli mal copiati, e di far ricadere i motivi dell’invenduto sulle scelte di operai etichettati come “adulteri” imperterriti e sabotatori di quella ditta che, solo nelle difficoltà, è dichiarata patrimonio di tutti.

Tony Mariotti

 

 

Si può fare

Si può fare

Ne “L’Immortalità” Kundera descrive l’aspirazione dell’uomo a voler lasciare un segno, un ricordo. Spesso però diventiamo eterni nostro malgrado e quando accade non siamo noi a decidere se l’immortalità sarà circondata dal rispetto o dal “ridicolo”. Così provate ad immaginare l’eternità lasciata dal “Yes we can” di Obama o il geniale ma diverso “Si può fare” di Gene Wilder in Frankenstein Junior. Ora provate ad immaginare l’eternità ridicola alla quale, inconsapevole, si consegna chi, volendo imitare Obama, riesce a somigliare alla brutta copia di Wilder. Provate ad immaginare tutto questo e provate ad immaginarlo in una campagna elettorale, solo così avrete la possibilità di immedesimarvi in un elettore abruzzese del Partito Democratico che quotidianamente deve assistere a dei Frankenstein che si atteggiano a ruspanti Obama.

Tony Mariotti

Credo dunque insegno

 

Croceaula

Pare che la via più breve per diventare insegnanti di ruolo sia farsi nominare insegnante di religione da un vescovo. Poi è la volta dei miracoli: da catechista ci si può trasformare in professore di italiano, di storia, di filosofia etc. Poi, se il vescovo gode di buone amicizie (e solitamente ne gode), si può diventare dirigenti scolastici e restituire favori al vescovo-padrino favorendo le carriere di altri catechisti nominati insegnanti. Il solito vecchio illusionismo della religione: un tempo ci servivano dell’acqua facendoci credere di bere del vino, oggi ci piazzano uno dietro una cattedra e ci fanno credere che si tratti di un insegnante. E i poveretti che vengono puntualmente scavalcati da questi dotti catechisti? A loro non rimane che ingoiare il rospo poiché protestare contro gli aborti ed i soprusi della religione e dei religiosi fa molto “politicamente scorretto” e poco “social” in un paese avvezzo alle sante crociate in difesa del credo ed indifferente all’erosione di diritti e civiltà che le mafie dei crocifissi e dei campanili perpetuano ogni giorno.

Tony Mariotti

 

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