Il gran rifiuto

 

Matteo Renzi

Dopo il guaio capitato a Schettino, gli inchini stanno gradualmente passando di moda. Potrebbe essere questa una delle cause delle numerose poltrone vuote che si registrano nel Meeting di Comunione e Liberazione di questa estate 2014. L’appuntamento annuale, dove si mescolano sapientemente sacro e profano e dove era di rigore non lo smoking ma l’inchino trasversale della politica alle porpore cardinalizie, vede quest’anno la defezione della cosiddetta “politica che conta”. A parte il frenetico trotterellare da un’intervista all’altra degli immancabili “aficionados” che vedono nella kermesse romagnola l’unica occasione per evidenziare al mondo reale la loro anonima esistenza, a Rimini si respira l’aria dismessa dei circhi che sbaraccano dopo l’ennesima replica del loro spettacolo. Dopo tanti inchini bipartisan da parte di tutti i Presidenti del Consiglio di turno, Matteo Renzi declina l’invito con una scusa che potrebbe essere tranquillamente riciclata per scampare all’invito alla recita scolastica del figlio del vicino di casa invadente ed antipatico. Uno sgarbo che nessuno aveva osato mai riservare a quella parte del mondo cattolico che, da Andreotti in poi, tutti si preoccupavano di adulare e corteggiare. È curioso notare come tale schiaffo sia stato sferrato da parte di chi, con caricature più o meno simpatiche, sia stato, sin dall’inizio della sua carriere politica, dipinto come un boy scout in pantaloncini corti tutto casa e chiesa. È oltremodo curioso constatare che, nonostante i proclami di energumeni nuotatori, alla fine sia stato proprio Renzi a sgonfiare quella bolla di intoccabile misticismo che circondava l’appuntamento dei ciellini. La sobrietà che oggi si respira ci ricorda che dove c’è un circo che sbaracca c’è una piazza che torna ad essere comune ed in quella piazza serpeggia un velato buon senso che ci sussurra ad un orecchio che, in fondo, il Meeting di CL senza gli inchini della politica si riduce ad una rimpatriata di vecchi e spaesati chierichetti in cerca d’autore.

Tony Mariotti

 

La recessione di un paese di migranti.

zmigramtiz

L’epilogo di un’eterna “poca esperienza” e scarsa integrazione.

Due giorni fa ho letto la notizia che l’Italia è ancora in recessione, che novità! Da quando è caduta la prima repubblica, non si sente parlare d’altro: l’Italia è sull’orlo della recessione, l’Italia non cresce, l’Italia per poco non è finita in recessione…trent’anni di solita canzone stonata!

Poi, ti fermi a pensare un attimo e realizzi che in Italia non c’è meritocrazia e ci sono un’infinità di pseudoqualcosa, che non si capisce bene dove abbiano acquisito competenze e si capisce anche meno dove sia stata acquisita l’abilità che ostentano…ma esiste un rimedio sicuro a tutto, c’è la solita risposta che va sempre bene: “io ho esperienza”. Sì certo, la qualificante esperienza certificata dagli amici, dagli amici degli amici, dagli amici degli amici degli amici e via così fino all’infinito!

Ma intanto l’economia italiana precipita e il Paese va a fondo! E che Paese…il Paese dove gli anziani non possono andare in pensione, perché il lavoro dei “giovani” non basta a coprire quella spesa; il Paese dove i “cervelli” sono costretti alla fuga, per poter fare ciò che sanno fare; il Paese dove i tuttologi abbondano e la mediocrità anche; il Paese dove se sai fare qualcosa non la puoi fare o perché sei troppo giovane o perché ti manca l’esperienza; il Paese dove il tutto e il niente hanno sempre lo stesso peso, perché è solo una questione di prospettiva! Visto dall’esterno può sembrare un romanzo kafkiano, ma non lo è!

In realtà, fino a qualche anno fa, abbiamo avuto una buona opportunità che avremmo fatto bene a cogliere al volo…ma ovviamente chi vedeva l’opportunità aveva poca esperienza e chi aveva “l’esperienza” quell’opportunità proprio non la vedeva. Parlo dei flussi migratori incoming…sì, quella poteva essere la soluzione all’invecchiamento del paese, alle pensioni che non si riescono a pagare, alla ricerca che da queste parti spesso è ferma. E invece? Nessuna, o quasi nessuna, vera politica di integrazione e giornali sempre pieni di titoli retorici, ricchi di certe connotazioni negative.

Ma a guardare bene, il problema sembra essere sempre lo stesso. Metter su una vera politica d’integrazione avrebbe voluto dire aprire il mercato del lavoro a enormi flussi di persone altamente istruite e qualificate, come tanti italiani “senza esperienza” del resto…ma allora il punto qual è? Facile…dire a un coetaneo “hai poca esperienza”, diventa più complicato. E il risultato è sotto gli occhi di tutti!

Oggi, stando al rapporto Migration policy debates dell’Ocse, i flussi migratori verso l’Italia sono diminuiti complessivamente del 19% e la migrazione di manodopera è scesa oltre il 40%. Gli italiani, insieme agli europei del centro e dell’est, partono in cerca di fortuna e come i loro nonni o i loro bisnonni vanno in Germania. Così la Germania è diventata il secondo più grande paese di immigrazione, dopo gli Stati Uniti, con più del 10% di immigrazione permanente; mentre nel 2009 era solo l’ottavo. E l’Italia, tra incompetenze certificate dall’esperienza e giovani disoccupati, affronta la sua recessione.

Maria Cristina Di Carlo

CENTRO STUDI Luigi Pirandello

La solita Italia

nuovaopposizione

L’arte della finzione e la commedia all’italiana.

E’ la solita Italia, l’Italia dei furbetti, delle mascherine che recitano ciò che vorrebbero essere ma che restano inchiodate alla miseria di quel che sono. E’ la solita Italia dei falsi medici, dei falsi professori, dei falsi giornalisti ed ora anche dei falsi senatori.

Roma, Palazzo Madama, aula del Senato della Repubblica, vale a dire quella che, nell’immaginario collettivo, rappresenta la storica culla della saggezza e della civiltà politica di uno Stato.

Dentro quell’aula un gruppo di senatori, come ogni giorno, gridano al colpo di stato, minacciano l’ennesimo aventino, urlano, sudano, si alzano e camminano nervosamente tra i banchi.

Rilasciano interviste e “spammano” i social network incitando il popolo a sostenerli, a sostenere la loro epica difesa della democrazia.

La maggior parte di loro è giovane, non hanno nostalgie poiché il loro breve passato non le ha ancora strutturate ma forse è proprio la loro giovane età a caricarli di adrenalina.

Basta poco, una spruzzata di anarchia tra i banchi del Senato e la loro mente ritorna tra i banchi del liceo. La stessa rabbia, la stessa allergia alle regole, lo stesso sfogo finale: occupazione.

Nei social network scrivono “okkupazione”, loro non sono ingessati come i colleghi della maggioranza, questa moderna opposizione è giovane, trendy, gergale; in una parola è cool.

Questa moderna opposizione ci salverà, dal colpo di stato degli altri, occupando i banchi del governo. Questa moderna opposizione non si capacita del perché gli italiani non alzino barricate cantando la marsigliese o al grido di occupazione.

Probabilmente non è la solita opposizione ma stiamo parlando della solita Italia. L’Italia delle commedie, l’Italia dei teatri dove i bambini fingono di essere grandi e gli adulti si comportano da adolescenti.

E’ l’Italia dei senatori che spingono, corrono, urlano, insultano ma non votano. Eterni Lucignolo in un senato che, a ben guardare, è meglio del liceo visto che non esistono note, rimandati o bocciati.

Quell’aula, che trasuda storia e storie, pare essersi trasformata nel paese dei balocchi. Speriamo di non copiare la fantasia di Collodi, speriamo di non svegliarci domani ed accorgerci di essere governati da somari.

Un cavallo senatore c’è già stato, accettare anche dei somari sarebbe troppo… anche per la solita Italia.

Tony Mariotti

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