La misma luna

di Marco Savina

Viviamo tutti sotto la stessa luna, ma non per questo siamo tutti uguali. “Perché i ricchi sono così differenti da noi?” domandava Scott Fitzgerald a Ernest Hemingway. “Perché hanno più soldi” era la risposta densa di pragmatica logica costruttiva. Certamente il denaro non costituisce la base per l’umana felicità; in qualche modo aiuta, tuttavia non c’è dubbio che anche i ricchissimi abbiano i loro problemi: per esempio, come continuare a vivere benissimo con rendite elevate e derivate da interessi composti in momenti di grande disequilibrio verso assets di riferimento. 

Ultimamente ci si chiede come mai le crisi economiche che si abbattono con la violenza di uno tsunami sulla vita della gente comune non possano essere pronosticate o evitate – proprio come un professionale servizio meteorologico dovrebbe dirti se uscire da casa con o senza ombrello. Il problema è che questi eventi vengono da lontano e sono originati da esseri umani che soffrono di complessi di superiorità; assomigliano molto a quella severa verità che è proprio lì, davanti agli occhi di tutti, ma nessuno la vede o ha voglia di vederla, poichè preferisce l’opportunistica illusione ottica di un temporaneo benestare.

Nella Roma imperiale le legioni erano inviate a conquistare non solo remoti territori ma anche quelle ricchezze che servivano a mantenere all’altezza della situazione il potere centrale democraticamente eletto; però quando i barbari erano alle porte si nominava un unico comandante in capo che aveva poteri assoluti pro tempore. Come a dire: “o muori da eroe o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo di turno”.

Per fare un esempio recente, senza andare a consultare i testi classici di economia, quando nel triennio 2002-2004 il valore degli immobili nel centro storico di Madrid raggiunse il suo apogeo (era pari a quasi tre volte il valore di quelli del centro storico di Roma), a nessuno dei tantissimi autorevoli commentatori venne in mente di dire che questo record era una pura follia. Le banche spagnole, primeggiando all’epoca in Europa nel concedere a piene mani mutui a tasso variabile di durata anche quarantennale, godevano di un eccesso di clienti: erano tutti lì a fare la fila, ritenendo che la “bonanza” non avesse mai fine; pessima intuizione, la festa è finita prima di quanto potessero pensare. Per fare uno dei tanti esempi possibili, i poveri argentini scappati in Spagna per sfuggire al loro crollo economico, sociale, politico e istituzionale sono stati bastonati due volte, nel paese di appartenenza e pure in quello di presunta adozione; per loro, meglio rientrare in patria e darsi da fare: alla fine l’Argentina, come quasi tutta l’America Latina, è piena di feconde opportunità.

Le peggiori derive finanziarie degli ultimi tre secoli sono sempre arrivate dagli Stati Uniti d’America: quella del 1873-1895 e del 1929, come racconta John Kenneth Galbraith – uno dei geni dell’economia ortodossa; anche in assenza di un sistema strutturato e globalizzato la sconfitta portò alla distruzione economica della Germania che avendo perso la prima guerra mondiale era l’anello debole di un’Europa disunita e quasi inesistente. L’allora cancelliere Heinrich Brüning fu costretto a stampare biglietti da un miliardo di marchi, indispensabili per comprare un chilo di pane, e la neonata forza nazionalsocialista di Adolf Hitler grazie alle rivolte popolari prese vigore e potere con le nefaste conseguenze che ne derivarono.

La crisi esplosa nel 2008, le cui avvisaglie già si notavano nel 2007, continua a imperversare; la calma apparente nell’occhio della tempesta perfetta vissuta nel 2009, esca perfetta per gli stolidi ignavi, ha permesso anche in questo caso agli Usa di determinare il gradiente della contaminazione globale di quanto usciva da un vaso di Pandora senza fine. Ma l’America è l’America e se ne ride dei problemi del Vecchio continente, così come di quelli dei paesi emergenti. Loro hanno un’economia liberale e non liberista, possono stampare centinaia di miliardi di dollari nuovi di zecca e mantenere magicamente inalterato il valore intrinseco della propria moneta, salvano il proprio sistema finanziario facendo anche grossi affari e nel contempo mandando a bagno le economie di altre nazioni con i minacciosi warning delle società di rating, che sempre americane sono. Rappresentano la prima economia del mondo e non gli interessa dei cinesi, detentori della maggiore quantità di titoli di Stato americani, il creditore più vulnerabile ed esposto all’uso e consumo della politica di Washington; inoltre questo 2012 è un anno elettorale, quindi se ne vedranno parecchi di fuochi d’artificio.

Qualcuno potrebbe spiegare senza tanti giri di parole perché l’Unione Europea debba soggiacere ai voleri di due bizzarri e ciclotimici individui quali la signora Merkel e il signor Sarkozy? Se credono di essere i padroni dell’Europa si facessero carico dei disagi esistenti e delle necessità urgenti, ammesso che i loro rispettivi compatrioti acconsentano; se agiscono per meri personali motivi elettorali varrebbe la pena di aspettare e capire la loro sorte politica; se fanno questa sceneggiata perché soffrono di infantile distonia egemonica da primo della classe sarebbe meglio che pensassero seriamente ad abbandonare la moneta unica e tornare al franco e al tanto amato e mai dimenticato marco. L’Europa unita non deve rappresentare un vincolo cieco e suicida, bensì un’opportunità di crescita nell’adottare quelle politiche strutturali e strumentali rivolte al benessere dei cittadini; altrimenti la gogna sacrificale serve solo ad alimentare un disagio assolutamente da non sottovalutare, che potrebbe sfociare nei disastri delle rivoluzioni sociali degli anni Settanta.

A volte si rimane impressionati da come personaggi con tanto potere sembrino cascare dal pero. Visto che un’Europa a due velocità funzionava male già in origine, come si poteva ritenere che a tre velocità – dopo l’assorbimento di vari paesi poveri e con economie problematiche provenienti dall’Est europeo – potesse marciare meglio? E ancora, sono mesi che tutti parlano dei mitici spread tra Bund tedeschi e titoli di Stato dei paesi in difficoltà, a cominciare dai Btp italiani; ma dove sta scritto che ilbenchmark debba essere il Bund – quando il resto del mondo utilizza lo US Treasury note a 10 anni – solo perché la moneta di riferimento in Europa è l’euro? Non conta nulla: se tutti impiegano il dollaro per le transazioni commerciali e finanziarie di rilievo ci sarà pure un motivo: non per nulla la Fiat si è trasferita praticamente a Detroit, non nella Foresta Nera, e non è un caso che gli Usa nel 2011 crescano del 2% circa, i disoccupati vengano riassorbiti dal sistema con maggiore velocità e il Tesoro americano abbia fatto grandi utili prestando soldi alle banche commerciali e d’affari in difficoltà; gli stessi banchieri, che per insita connotazione sono abituati a mentire, capita l’antifona si sono dimezzati i bonus milionari: un milione in più o in meno non cambia la vita, però salva la faccia.

Per finire abbiamo mandato l’eccellente Mario Draghi, forse una delle migliori teste pensanti attualmente esistenti, a presiedere la Bce. Tanto talento sprecato, chiuso in un grattacielo pieno di gente inutile: cosa può fare, anche volendo? Portare i tassi a zero dopo aver consultato il Direttorio composto per la maggior parte di persone che non capiscono niente? E dopo aver portato i tassi a zero, fine del film. Può fare qualche mirato acquisto sui titoli di Stato di paesi membri sul mercato secondario; ma ovviamente la Bce viene riconosciuta all’istante e gliene rovesciano addosso tonnellate, come è successo alle banche giapponesi che per non sbagliare si sono disfatte in poche sedute di borsa di tutti i bond di paesi europei che avevano in portafoglio. Non può emettere eurobond – che sarebbero la panacea concreta di molti mali storici – perché la signora Merkel non vuole annacquare i suoi preziosi Bund; la cancelliera non capisce che se crolla il castello di carte non li potrà riciclare, visto che crescita zero a tassi negativi significa solo recessione; la potente Germania poi dove esporta, in Cina, in India, negli Usa, dove?

In Italia è arrivato il governo di Mario Monti, apparentemente tecnico. Ma quale governo tecnico, un governo deve prendere decisioni politiche che hanno ben poco di tecnico, e difatti le ha prese; sono decisioni classiche da burocrati ottusi o da banchieri che pensano solo a rientrare dei denari prestati a vanvera ai privati altolocati e allo Stato senza soldi. Ci si permette di prospettare un’alternativa anche solo per mantenere vivace il dialogo: perché non pensare a cosa serve per rilanciare davvero un’economia stagnante e un debito pubblico pesante come un macigno, il cui servizio costa alla collettività una cinquantina di miliardi al mese? Non serve un premio Nobel dell’economia ma solo buon senso: intanto abbassare le tasse scendendo a un’aliquota fissa per tutti del 35%, come accade d’altronde in tante altre nazioni extraeuropee. A questo punto pagherebbero tutti perché è meglio pagare il 35% senza rischi che inventarsi come evadere il 50% rischiando di essere beccati dalla Guardia di Finanza.

Poi, prendere tutto il debito pubblico pendente pari a oltre 1.900 miliardi di euro- la cui entità tra l’altro non è proprio una notizia recente – e farne uno zero coupon bond a scadenza ventennale o decennale a seconda delle esigenze. Lo si può raffinare con strip e con grace period, tanto la formula base è la stessa: VF = PV (1+ i)* n, doveVF sta per valore futuro pari generalmente a 100, VP sta per valore presente o di mercato, i è uguale alla tassa di interesse annuale o del periodo scelto, n rappresenta il periodo e * l’elevazione alla potenza desiderata. Garantisci il tutto con il cospicuo patrimonio dello Stato, che è lì a fare niente, ti dimentichi del tema scottante, i mercati che sicuramente apprezzano coraggio e decisione fanno il resto e risparmi una valanga di soldi che puoi destinare a cose concrete: per esempio dare un sostanziale contributo alle pensioni, dato che solo il 5% se la ride e se la gode mentre il resto non arriva a fine mese; oppure dare respiro al lavoro dei più giovani ma anche dei meno giovani che lo hanno perso e non per questo devono essere eliminati; insomma, fare per l’Italia e dell’Italia una nazione materialmente e psicologicamente rinnovata e con carattere, magari magra ma con tanta voglia di fare e competere.

Invece no, la classica soluzione dei ragionieri prima di portare i libri in tribunale.Potrebbero rispondere che l’Europa non avrebbe mai approvato siffatta manovra; ma cosa ci importa, chi è l’Europa, il padrone dell’anima e del corpo di 60 milioni di italiani? Se David Cameron li ha mandati tutti a quel paese non firmando un trattato che non valeva neanche la carta su cui era scritto, perché l’Italia non può fare la stessa cosa? Perché l’Italia è nella moneta unica mentre il Regno Unito no. Bene, finiamo la partita di poker e andiamo a vedere se, chi e come caccia Roma dall’augusto consesso; visto che l’Italia è il maggior produttore di italiani al mondo sarebbe il caso di avere un occhio di riguardo e considerarla una ricchezza inestimabile. Altrimenti è come la storia del fondo salva-Stati, quanto ci mettiamo? Mettiamoci 5, 6, 700 miliardi – tanto non ci sono perché nessuno li ha, ma serve per confermare ai popoli che l’Europa è unita e solidale con i partner in difficoltà. Il simpatico orso Yogi le balle le racconta meglio.

Adesso, gentili signore e signori, abbiamo le liberalizzazioni. Come dire, posso comprare giornali e riviste dove voglio anche senza passare per l’edicola sotto casa; si apriranno più farmacie, e c’è da fare gli scongiuri o pensare che siamo un popolo di infermi; più notai, che servono assai visto che la maggior parte degli italiani passa il tempo a fare rogiti; benzinai emancipati dal giogo delle aziende petrolifere che venderanno la benzina alla metà del prezzo attuale; più taxi in tutte le città perché già muoiono di fame per mancanza di lavoro e le tariffe saranno azzerate. Allegria, gli sportelli bancari rimarranno aperti fino alle 10 di sera a fare cosa non si sa, dal momento che non erogano crediti, non fanno mutui e anzi ai commercianti e piccoli imprenditori li stanno strangolando, facendoli chiudere o fallire. Non è finita qui: si crea una nuova Authority, quella per il trasporto che ovviamente sarà il classico baraccone con un sacco di gente inutile ma ben pagata, con il fine di capire se i privati faranno meglio delle Ferrovie dello Stato che come tutti sanno perdono fortune; gli imprenditori italiani, noti per essere i furbetti del quartierino, dovrebbero fare lo stesso tipo di servizio, al meglio e con prezzi alla portata di tutti. Ciliegina sulla torta, tutti gli under35 potranno aprire una società semplice a responsabilità limitata con un euro di capitale sociale: saranno lieti i genitori che finalmente se li levano da casa. Questo e altro dovrebbe, dice il governo, produrre un 10% di aumento del pil nazionale: come a dire, ti prendo per le mele ma questa volta con la somma eleganza di un esecutivo a cinque stelle de luxe.

Nessuno parla dei tagli ai costi di una politica esosa e tanto meno di una riforma della legge elettorale che è come la storia della Sora Camilla: tutti la vogliono ma nessuno se la piglia, altrimenti come farebbe Piero Fassino a ricandidare sua moglie al Senato, o Berlusconi con le sue amiche del cuore o Pier Ferdinando Casini a inciuciare con i suoi fedelissimi? Tanto il governo Monti dovrà (sì o sì) fare un’altra manovra di aggiustamento dei conti, perché lo vuole la Germania: allora saranno guai. Se uno veramente tiene a qualcosa o a qualcuno non c’è bisogno che glielo ripeta tutti i giorni il capo dello Stato, il quale tra l’altro fortunatamente esterna poco adesso che il mitico Monti è il suo premier personale. Speriamo sia solo un brutto sogno che automaticamente muore all’alba.

Yo muy serio voi remando, muy adentro sonrio, creo que he visto una luz al otro lado del rio. Sobre todo creo que no todo està perdido, tanta làgrima, tanta làgrima y yo soi un vaso vacio, oigo una voz que me llama, casi un suspiro. Rema, rema, rema, rema, rema, rema* 

*Music & Lyrics by Jorge Drexler – Courtesy of Universal Music Company

Published in: on 20 febbraio 2012 at 10:13  Lascia un commento  
Tags: , , ,

The URI to TrackBack this entry is: https://laboratorioglobale.wordpress.com/2012/02/20/la-misma-luna/trackback/

RSS feed for comments on this post.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: