L’ Affaire Di Pietro

Di Pietro è onesto. Non perchè sia io a dirlo o lui stesso o qualcuno dei suoi pretoriani. Di Pietro è onesto perchè a dirlo è la magistratura che ha indagato e sentenziato. Siccome, a salvaguardia di una apparente oggettività scevra di soggettivi moralismi, l’unica cosa che possiamo fare è chiederci se Di Pietro abbia agito in maniera lecita o illecita la risposta, ad oggi, è che nulla di illecito è stato riscontrato. Ma in politica l’oggettività è necessaria ma non sufficiente. La politica infatti non si limita a fotografare la realtà ma si preoccupa di darne delle interpretazioni, individuare delle criticità, dare delle priorità e proporre delle soluzioni. È nell’approccio e nella gestione di queste fasi che troviamo le radici di quelle idee di massima che generano le diverse identità politiche. Le azioni e le proposte politiche dell’Italia Dei Valori si sono sempre caratterizzate da una netta e marcata distinzione tra “ciò che è bianco e ciò che è nero”, l’immagine DOC dell’ IDV è stata il puntare il dito verso tutte le “zone grigie” o ambigue delle politiche o dei rappresentanti politici degli altri partiti. Nessun compromesso su tutti i temi cruciali della politica e nessun compromesso sul “giudizio politico” da dare agli “inciampi”, di qualsiasi natura essi siano, politici, giudiziari o di costume, degli altri partiti o esponenti politici. Scelte politiche ed atteggiamenti che sono stati portati avanti con caparbietà e senza soluzione di continuità. Scelte che nel tempo hanno permesso che l’ IDV si ritagliasse un proprio e specifico spazio nello scenario politico nazionale. Uno spazio formato, affermato e difeso anche mediante criteri di giudizio ferrei ed implacabili che non lesinano critiche a chiunque non sia in grado di scrollarsi di dosso il benchè minimo sospetto. Oggi sono questi stessi criteri, non la Gabanelli, non RAI3 e nemmeno Crozza, che imprimono una zona grigia, un alone di ambiguità sul “padrone”, come lo apostrofa De Magistris, dell’Italia Dei Valori. Una coerente ortodossia procedurale, dei suddetti criteri, porta infatti ad affermare che nulla risulta illecito ma porta sospettosamente a chiedere perchè fondare un’Immobiliare per acquistare un immobile da affittare poi al partito? Perchè la gestione di ingenti somme di denaro pubblico è affidata a tre persone di cui due sono coniugi? Perchè lanciare anatemi contro il nepotismo e poi imbottire liste e listini con parenti ed affini? Perchè chiedere l’abolizione dei rimborsi elettorali e poi farli passare per le casse di una associazione? Perchè condannare i personalismi in politica e poi evitare di fare un passo “di lato” a tutela del partito? Personalmente non indico in quale verso puntare il pollice poiché ho sempre ritenuto che tra il bianco ed il nero vi siano tanti colori e tante sfumature e tra le linee di questi colori e di queste sfumature nascano le fortunate divergenze e le fertili convergenze. Ritengo che il “caso” Di Pietro, per come viene trattato e come viene strumentalizzato, sia solo un ghiotto evento mediatico sul quale sguazzare tuttavia c’è una personale riflessione politica che mi preme evidenziare: non posso fare a meno di notare come, sempre più spesso, le sorti di un partito, le sue idee, le sue azioni, le sue proposte siano vincolate alla alterna fortuna del suo “creatore”. Un baco del nostro sistema politico e partitico figlio dell’emulazione di quel berlusconismo che, nei proclami, non abbiamo fatto fatica a condannare e ripudiare. È cosa ardua ma spero ancora che l’idea di un uomo forte al comando, l’idea del leader carismatico o le romantiche visioni di intrepidi avventurieri solitari siano soppiantate dall’idea di un modello sociale da raggiungere, da una prospettiva di società che non muti con il mutare della Luna, delle mode o dei Cesari di turno. È cosa ardua ma non impossibile.

 Tony Mariotti 05\11\2012

Published in: on 5 novembre 2012 at 01:18  Lascia un commento  
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