Dal Vajont alla Val di Susa

Unita'59

Sono stato nel Vajont nel 1996. In quei giorni ho letto “Sulla pelle viva” della Merlin. L’anno successivo ho visto in diretta sulla RAI il monologo di Paolini. A Longarone nel 1999 ho visto le foto inedite dei soccorritori ed ho avuto la fortuna di ascoltare dal vivo la voce di Corona, il poeta della terra e non il fotografo dei Vip. Ricordi ed immagini che raccontavano di un territorio e del suo orgoglio truffato, depredato e stuprato. Dal bianco e nero e dalla storia si ricostruiscono approcci e sensazioni diverse. Il Corriere della Sera celebrava a Venezia il progresso degli uomini capaci di domare la natura. L’Unità dava voce al popolo di quella valle, persone fatte di carne, sangue, nervi ed emozioni trattate come semplici numeri di protocollo. Dietro ogni pratica di sfratto e di espropriazione c’era una radice che veniva estirpata, storie di lavoro, tradizioni e ricordi che venivano troncati da uno scambio di firme tra Roma e Venezia. Oggi mi sembra di rivedere quelle firme che imbrattano fogli simili tra Roma, Torino ed un’ Europa quanto mai evanescente. Firme che suggellano accordi celebrati dai soliti giornali e dai soliti politici che inneggiano al progresso solo se da questo trasudi lardo per ungere le mani. In Val di Susa a difendere la loro terra e la loro valle c’è chi quotidianamente la vive e la suda. Come gli abitanti di Erto, Casso e Longarone, devono subire l’accusa di essere testardi reazionari nemici del progresso. Oggi mi sembra di rivedere le ragioni della politica e del denaro prendere il sopravvento sulle ragioni degli uomini. Ci piace commemorare i nostri errori tanto quanto perseverarli, ci piace piangere domani quello che disprezziamo oggi. Sono stato nel Vajont per accorgermi fin dove l’uomo può arrivare, per scoprire il limite di violenza che un territorio può sopportare. Vorrei, un giorno, andare in Val di Susa per raccontare di un territorio salvato, di un territorio non tradito, grato alla sua gente e che torni ad avere fiducia nel fare degli uomini.

Tony Mariotti.

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