Marchionne l’Americano

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La FIAT ed il suo Amministratore Delegato, Sergio Marchionne, si riprendono le prime pagine dei giornali. Gli stessi giornali che per mesi avevano relegato in settima pagina le ritorsioni incostituzionali dell’azienda torinese nei confronti di un sindacato reo di mancata adulazione e insubordinazione, aprono in questi giorni con l’elogio delle capacità manageriali dell’Amministratore Delegato Italo-Canadese residente in Svizzera e sulla prova di vitalità e di forza del capitalismo italiano. Un capitalismo buono ad imbonirsi schiere di giornali e giornalisti che, travolti dal troppo entusiasmo e dalle troppe bollicine di spumante, casualmente dimenticano i numeri reali della casa automobilistica che fu dell’Avvocato. Le vendite nel 2013 sono calate in Europa di altre 100 mila unità raggiungendo il non invidiabile record di 600 mila unità vendute a fronte di 1 milione e 200 mila unità del 2010. Una situazione da malato terminale se non fosse per il prezioso ossigeno che viene dal vergine mercato del Brasile dove però, proprio nel 2013, si registrano delle importanti quote perse a vantaggio della cinese Chery e della onnipresente tedesca Volkswagen. Se i numeri evidenziano l’effettivo stato di salute della FIAT e se la crisi è per antonomasia definita “globale” e dunque uguale per tutti, solo una visita attenta nei tanti autosaloni potrebbe schiarirci le idee sulla causa di un tracollo così netto rispetto alle dirette concorrenti. Nei listini FIAT mancano modelli nuovi, innovativi, appetibili. Abbondano restyling di ogni modello prodotto all’infuori della Duna. Paradossalmente, l’azienda che si era sempre contraddistinta per le linee innovative delle proprie auto e per i disegni raffinati di firme prestigiose oggi si riduce a copiare il già copiato. In sintesi la FIAT, in debito di profitti (30 milioni di Dollari) e di mercato, assume il possesso della Chrysler che ha un profitto (860 milioni di Dollari) ed un mercato interno in forte crescita. Nonostante i proclami e nonostante la constatazione di chi acquista chi, in molti sono pronti a scommettere che le stanze di Detroit godranno sempre più spesso dell’attenzione dei Manager e degli Amministratori Delegati, al contrario delle stanze di Torino destinate ai catering ed ai lussuosi aperitivi offerti a giornalisti assetati ed affamati.

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