Corruzione

corruzione

E’ arrivato il tempo in cui anche Alfio, cittadino tutto d’un pezzo, integerrimo fino al midollo, si rechi dall’amministratore amico a “chiedere” un posto per sua figlia, ragazza brava, studiosa ed ora finalmente laureata e titolata ma inesorabilmente … disoccupata. Chiedere è, nel caso di Alfio e di altri milioni di italiani, un elegante eufemismo. In realtà si tratta di “comprare” un posto di lavoro. Lo sanno gli amministratori, i politici e tutti quelli che il lavoro lo possono “vendere”. In questi tempi di vacche magre, il mercato, questo tipo di mercato, del lavoro ha visto lievitare enormemente i prezzi a fronte di un’offerta sempre più scarsa ed aleatoria. Con quello che prima si elargiva al politico di turno e che serviva a garantirti un posto pubblico a vita, oggi strappi a stento un’assunzione precaria tramite un’agenzia di lavoro interinale. Allora ecco che torna in aiuto il ricorso alla vecchia pratica del baratto, ottima ed economica soluzione purché si abbia qualcosa di allettante da barattare e la competenza non rientra in queste. Ecco allora l’offerta di un appalto per una nomina, immobili regalati all’insaputa di distratti beneficiari, donazioni corpose ad associazioni e fondazioni che hanno il pregio di renderti anche un benefattore o un filantropo. Ai cittadini comuni, quelli come Alfio, che magari hanno un credito con le istituzioni per come le hanno servite, rispettate, protette o semplicemente aiutate a crescere, alla maggior parte dei cittadini dunque, non resta che barattare il diritto più importante, il più prezioso che hanno: il voto. Certo Alfio non immagina che un’innocente “puoi vedere di fare qualcosa?” sia in realtà il pasto con il quale si nutre il grasso, viscido ed ingordo animale che fa sì che la sua amata e pur brava figlia, di onesta famiglia, rischi di essere sorpassata ovunque dal quell’incapace dalla laurea comprata online che però è figlio di quel tal dei tali di rispettosa ed onorabile famiglia. Certo Alfio non immagina che l’animale da lui stesso nutrito è causa di molte e croniche inefficienze di quel sistema chiamato Stato che vede spesso incompetenti in posti di competenza ed irresponsabili in posti di responsabilità. Alfio non immagina tutto questo, forse semplicemente si rifiuta di immaginarlo per evitare quel nodo alla gola che gli causa la vergogna di trovarsi in quella stanza chiusa, di fronte a quel politico che lui, con il suo voto, ha contribuito ad eleggere e che oggi deve supplicare. Alfio odia la sua disperazione, è la disperazione che sottomette il suo orgoglio e la sua coscienza. “Ah se fossi stato più giovane!”, continua a ripetersi. Alfio ha fiducia nei giovani è convinto che la disperazione quando colpisce i più giovani porti alla rivoluzione e non alla sottomissione. Spera che i giovani non facciano come lui, oramai 60enne, e rifiutino ogni compromesso imbarazzante. Alfio ha fiducia nei giovani di oggi come ebbe fiducia in quelle ideologie che lo facevano sentire vivo quando aveva vent’anni. Sbagliare è umano, perseverare lo è ancora di più.

“Venne infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato come inalienabile divenne oggetto di scambio, di traffico, e poteva essere alienato; il tempo in cui quelle stesse cose che fino allora erano state comunicate ma mai barattate, donate ma mai vendute, acquisite ma mai acquistate – virtù, amore, opinione, scienza, coscienza, ecc. – tutto divenne commercio. È il tempo della corruzione generale, della venalità universale, o, per parlare in termini di economia politica, il tempo in cui ogni realtà, morale e fisica, divenuta valore venale, viene portata al mercato per essere apprezzata al suo giusto valore”. (K. Marx, “Miseria della filosofia”)

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