Politically incorrect jokes

Sacco-VanzettiNel Febbraio del 1998 ci fu la sciagurata tragedia del Cermis dove venti persone persero la vita per una bravata di uno stupido pilota militare statunitense e del suo navigatore. All’epoca l’Italia intera pretendeva che il processo si svolgesse in Italia e la decisione di dare seguito ad accordi internazionali e di svolgere il processo negli Stati Uniti venne accolta con sdegno e rabbia. Oggi due militari italiani sono accusati di omicidio, un processo non semplice accerterà se c’è stata colpa o dolo. Oggi l’India chiede con veemenza quello che nel 1998 chiedeva l’Italia e l’Italia pretende quello che nel 1998 chiedevano e poi ottenevano gli Stati Uniti. Nel caso specifico le leggi internazionali e gli accordi appartengono ad ambiti diversi ma giustamente battiamoci affinché i diritti dei due militari e del nostro paese non vengano calpestati ma evitiamo di dimenticare il dovere di cercare la verità, di accettarla qualunque essa sia e non dimentichiamo che tutti i diritti, anche quelli dei pescatori uccisi, delle loro famiglie e del loro paese, hanno la stessa dignità dei diritti dei due militari. Evitiamo che siano congetture, ipotesi o emozioni a creare vittime, colpevoli ed eroi. Un minimo di lucidità permetterebbe a tutti di accorgersi che le vittime sono tutte uguali ma Latorre e Girone e Ashby e Schweitzer non sono i Sacco e Vanzetti degli anni 2000.

Tony Mariotti

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  1. Chinque abbia un minimo di capacità di analisi si rende conto della tendenziosità dell’articolo e della falsità della sua tesi.
    1) la tragedia del Cermis venne commessa in territorio italiano, i piloti americani non rispettarono i piani di volo, le mappe che venivano periodicamente fornite, aggiornate, ai militari americani della base non venivano utilizzate, e venivano utilizzate vecchie mappe americane dove la funivia non era rappresentata.
    2) I fatti contestati (bada bene, a due anni di distanza non sono ancora “imputati”) ai nostri Marò sono avvenuti in acque internazionali. questo è fuori dubbio e ammesso anche dalle autorità indiane, quindi la giuisdizione è, per diritto internazionale, italiana, e non indiana
    3) i nostri Marò sono stati catturati dalle autorità indiane (delo Stato del Kerala, con l’inganno: invitati a scendere a terra per testimoniare su un atto di pirateria, e qui poi arrestati. Si tratta di un vero e proprio rapimento
    4) il luogo del fatto non coincide: i nostri Marò avrebbero respinto un probabile abbordaggio di pirati in un punto la cui latitudine e longitudine non corrisponde a quello del peschereccio colpito
    5) i pescatori sopravvissuti del peschereccio NON hanno riconosciuto la Enrica Lexie, cosa assurda visto l’imponenza della nave.
    6) chi ha potuto vedere i fori dei proiettili sullo scafo del peschereccio ha dichiarato essere pressoché orizzontali, sul lato dello scafo. Questo non si accorda con le dimensioni della nave: i Marò avrebbero sparato da un’altezza di 20-30 metri, e quindi non avrebbero potuto colpire il peschereccio pressoché a filo d’acqua, ma dall’alto.
    7) è stato impedito alla parte italiana di studiare il peschereccio: non è mai stato messo a disposizione, anzi, il peschereccio è stato fatto affondare e le cooirdinate del suo affondamento non sono state fornite agli italiani, rendnendo impossibile il suo studio
    8) sono oltre DUE ANNI che i Marò sono arrestati senza una accusa, pertanto non possono al momento contestare nulla: da due anni i diritti della difesa vengono calpestati
    9) i nostri Marò sono inoltre vittima di una campagna mediatica all’insegna del più becero razzismo anti-italiano, e la sentenza di condanna è già stata scritta sui giornali, in barba a ogni valutazione oggettiva. In realtà la loro cattura è stata dettata dalla volontà politica di chi governa lo Stato del Kerala per mettere in imbarazzo il governo centrale indiano, e nel governo centrale indiano si usa questa scandalosa vicenda per cercare di mettere in imbarazzo la signora Sonia Gandhi, che è italiana di nascita, ma da tempo è diventata indiana, pur rimanendo anche lei vittima di attacchi razzisti a causa della sua origine.

    • Che la gestione del “caso Marò” da parte delle autorità Indiane sia quantomeno ambigua è fuori dubbio. Che due pescatori siano morti è un fatto. Che i due italiani siano innocenti è un’ipotesi. Che i due pescatori fossero pirati è un’ipotesi. Come vede, tolta la morte dei due indiani e tolta la gestione poco ortodossa delle autorità indiane, il tutto è un insieme di tesi e controtesi dove è ancora possibile affermare tutto ed il contrario di tutto.

  2. Non proprio: che a oltre due anni dal rapimento dei Marò non ci sia ancora un’accusa formulata e dalla quale potersi difendere, è anche questo un fatto; ed è un fatto che gli italiani non abbiano potuto ispezionare il peschereccio, così come è un fatto che sia stato affondato e che non siano state fornite le sue coordinate né alle autorità italiane, né ai legali difensori dei Marò. Ed è anche un fatto che l’incidente è avvenuto in acque internazionali e quindi non esiste affatto giurisdizione indiana sul caso. La gestione indiana non è poco ortodossa, è del tutto illegale.

  3. Le accuse ci sono fin dal 2012. http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/18/india-quattro-accuse-contro-maro-anche-lassociazione-delinquereindia/233711/.
    Per il Cermis c’erano i trattati Nato, mentre nessuno si è dato la briga di fare uno Status of forces agreement per le missioni antipirateria.
    Gli spari sono andati da una petroliera italiana a un peschereccio indiano, quindi la giurisdizione non è affatto fuor di dubbio.
    Vedi barberini in http://www.questionegiustizia.it e http://www.imtlucca.it/matteotondini
    La giustizia italiana tutti la riconoscono come disastrosa, salvo quando lo dice uno straniero
    Qualunque polizia userebbe l’inganno per incastrare omicidi, scafisti o trafficanti, mica siamo in un duello ai tempi dei tre moschettieri


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