Landini ed il paradosso di Peter

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C’è un nesso tra la “Coalizione Sociale” di Landini ed il Principio di incompetenza di Peter.

Mentre Landini salta il fosso e presenta il suo progetto di Coalizione Sociale, riaffiora, nei ricordi dei più ispirati, il “Paradosso di Peter” e con esso l’idea che lo psicologo canadese Laurence J. Peter conoscesse particolarmente bene le dinamiche “evoluzionistiche” italiane.

Il principio di Peter, noto anche come principio di incompetenza, espone che, in una gerarchia o in una organizzazione, i membri che dimostrano doti e capacità nella posizione in cui sono collocati vengono promossi ad altre posizioni. Questa dinamica, di volta in volta, li porta a raggiungere nuove posizioni, in un processo che si arresta solo quando accedono a una posizione poco congeniale, per la quale non dimostrano di possedere le necessarie capacità: tale posizione è ciò che l’autore intende per «livello di incompetenza», raggiunto il quale la carriera del soggetto si ferma definitivamente, dal momento che viene a mancare ogni ulteriore spinta per una nuova promozione.

«In una gerarchia, ogni persona tende a salire di grado fino al proprio livello di incompetenza»

L’idea generalizzata è che il buon Landini, inconsciamente, sia stato spinto a fare un salto molto più lungo di quello che le sue pur poderose gambe possano riuscire a sopportare. La prospettiva di un fragoroso capitombolo preoccupa in particolare i suoi più fedeli metalmeccanici che, privati del leader più amato e più carismatico degli ultimi decenni, rischiano, per il ricordato principio di Peter, che lo stesso sia sostituito da un incompetente fortunato. Insomma, il timore di spostare l’unica pedina che si trovi al posto giusto per averne due che si trovino nel posto sbagliato, appare un azzardo di cui, sia la politica sia il movimento sindacale, farebbero sicuramente a meno. Certo, e Peter questo lo sapeva benissimo, Landini non soffrirà di solitudine in un paese, l’Italia, dove l’abusivismo degli incompetenti ha permesso a beati di diventare santi, a marinai di diventare navigatori ed a scrivani di diventare poeti.

Saviano e le primarie del PD

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Saviano invita a non andare a votare nelle primarie del PD ma il suo appello potrebbe favorire i caporali del voto

Così scriveva ieri Saviano sul suo profilo Facebook: “Domani alle primarie Pd in Campania non andate a votare. Questo il mio consiglio. I candidati sono espressione della politica del passato. Queste elezioni saranno determinate da voti di scambio. Pacchetti di voti sono pronti ad andare a uno o all’altro candidato in cambio di assessorati. In più saranno determinanti gli accordi con Cosentino. Le primarie Pd avrebbero dovuto essere strumento di apertura e partecipazione, ma così non è stato (vedi il caso Liguria). Sino a quando non esisteranno leggi in grado di governarle, saranno solo scorciatoie per gruppi di potere. Non legittimiamole, non andate a votare.”

Siccome sono abituato a riflettere su ciò che Saviano scrive, mi sono subito posto la domanda riguardo a come si potessero regolamentare le primarie. Sin dalla loro nascita il dilemma è stato se riservarle ai soli iscritti o renderle aperte ad elettori e simpatizzanti. Nel primo caso si garantisce un significato ed un peso a coloro che decidono di tesserarsi ed è garantita anche quella fase di formazione ed avvicinamento alle primarie fatta di incontri, approfondimenti e dibattiti che vedono le sezioni tornare alla loro funzione primaria. Di contro si registra un avvitarsi in discorsi e confronti autoreferenziali ed una conseguente ritrosia al cambiamento che vede il suo manifestarsi con il riciclo maniacale di chi sceglie la politica per professione. Nel secondo caso si ha il polso del gradimento, nel paese reale, delle proposte presentate. Si adeguano le sezioni a comitati elettorali semi-permanenti con la necessità di renderle trafficate ed aperte a forze sempre più nuove, fresche, intraprendenti e vogliose di emergere. Di contro scemano gli ideali e la programmazione a vantaggio del “ciò che più tira”, si favorisce l’affermarsi del populismo o del caporalato elettorale capace di portare a votare persone che mai, in votazioni ufficiali, voterebbero PD. Nell’attesa di una discussione seria e costruttiva sulle regole delle primarie, nel frattempo, oggi, si vota e, se ascoltassimo il consiglio di Saviano, a riempire i seggi sarebbero solo i comandati, quelli che ricevono la telefonata da chi sottolinea di non averlo ancora visto nel registro dei votanti. Quindi si realizzerebbe esattamente quello che lo scrittore partenopeo teme e denuncia. Io non credo che Saviano sia andato molto lontano dalla realtà, credo come lui che le primarie debbano essere riviste e migliorate ma credo anche che i numeri incredibili che il PD è stato capace di realizzare nell’ultimo anno non siano possibili senza una base fatta di lavoro, onestà ed impegno da parte di chi, per questo PD, ci mette la faccia. Quindi il mio consiglio è di rivederci domani per parlare di regole e primarie e di andare oggi a votare per non far riuscire i conti a chi tratta di politica con la calcolatrice. Buon voto.

L’autostop degli appiedati

Camera - fiducia Governo Letta

Altro che rancore, dagli appelli e dalle lettere della minoranza PD emerge forte la paura di restare a piedi.

Eppur si muove, disse Galileo Galilei non potendo negare ciò che non poteva essere negato. Così un democratico, un qualsiasi democratico, dovrebbe dire riguardo a questo PD targato Matteo Renzi. Può piacere o dar fastidio ma, nell’era Renzi, il Partito Democratico ha raddoppiato i suoi consensi, ha recuperato gli iscritti perduti e, cosa di vitale importanza per un partito politico, detta i tempi dell’agenda politica del paese essendo l’unica forza motrice di un governo che, piaccia o no, si muove, crea, distrugge e trasforma. Cuperlo e la minoranza del partito che si impegna a rappresentare, non possono certo lagnarsi di tutto questo, e di fatto non lo fanno, ma non si ingegnano a nascondere il malumore che provano a sentirsi trattati da “minoranza”. Diciamo, per semplificare, che, negli ultimi tempi, il loro invito somiglia ad un: -Vai Matteo, vai pure ma non correre, rallenta e fatti accompagnare, accetta il nostro aiuto-. La loro richiesta è di voler esserci, magari stretti, magari ai margini, tutto, anche ripristinare la terza classe, piuttosto che rischiare di restare a piedi nel loro deserto. Abituati ai ritmi dei predecessori di Renzi, questa minoranza vede sfrecciare il treno PD ad una velocità tale che per loro risulta impossibile saltarci sopra e godersi (e spartirsi) i successi che, tappa dopo tappa, vengono inanellati. Nessun rancore dunque negli appelli e nelle lettere di Bersani e Cuperlo ma solo un pollice timidamente alto. Un po’ per dire che questo PD potrebbe piacere anche a loro, un po’ per chiedere un passaggio, un “autostop”, per farsi accompagnare lì dove sarebbero voluti arrivare pur consapevoli di non aver mai avuto il mezzo per arrivarci.

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