L’autostop degli appiedati

Camera - fiducia Governo Letta

Altro che rancore, dagli appelli e dalle lettere della minoranza PD emerge forte la paura di restare a piedi.

Eppur si muove, disse Galileo Galilei non potendo negare ciò che non poteva essere negato. Così un democratico, un qualsiasi democratico, dovrebbe dire riguardo a questo PD targato Matteo Renzi. Può piacere o dar fastidio ma, nell’era Renzi, il Partito Democratico ha raddoppiato i suoi consensi, ha recuperato gli iscritti perduti e, cosa di vitale importanza per un partito politico, detta i tempi dell’agenda politica del paese essendo l’unica forza motrice di un governo che, piaccia o no, si muove, crea, distrugge e trasforma. Cuperlo e la minoranza del partito che si impegna a rappresentare, non possono certo lagnarsi di tutto questo, e di fatto non lo fanno, ma non si ingegnano a nascondere il malumore che provano a sentirsi trattati da “minoranza”. Diciamo, per semplificare, che, negli ultimi tempi, il loro invito somiglia ad un: -Vai Matteo, vai pure ma non correre, rallenta e fatti accompagnare, accetta il nostro aiuto-. La loro richiesta è di voler esserci, magari stretti, magari ai margini, tutto, anche ripristinare la terza classe, piuttosto che rischiare di restare a piedi nel loro deserto. Abituati ai ritmi dei predecessori di Renzi, questa minoranza vede sfrecciare il treno PD ad una velocità tale che per loro risulta impossibile saltarci sopra e godersi (e spartirsi) i successi che, tappa dopo tappa, vengono inanellati. Nessun rancore dunque negli appelli e nelle lettere di Bersani e Cuperlo ma solo un pollice timidamente alto. Un po’ per dire che questo PD potrebbe piacere anche a loro, un po’ per chiedere un passaggio, un “autostop”, per farsi accompagnare lì dove sarebbero voluti arrivare pur consapevoli di non aver mai avuto il mezzo per arrivarci.

Landini contro Renzi

RenziVsLandini

Landini versus Renzi: dopo le scaramucce tra nani uno scontro tra giganti

Parliamo in modo franco, Landini è il solo che possa provare ad opporsi a Renzi. Lo è grazie alla caratura della sua persona e grazie al non trascurabile particolare di essere un leader sindacale e non politico. Con i tempi che corrono, tempi in cui subiamo la politica non illuminata dei nominati, essere leader sindacale significa avere ancora un contatto diretto e ravvicinato con il proprio popolo. Questo tipo di contatto manca alla politica che, se non periodicamente rinnovata, rischia sempre di avvitarsi su se stessa. Landini, in queste ore, si dimostra anche molto scaltro. Sceglie, il leader della FIOM, di combattere la sua battaglia sul campo sindacale ed evita, con oculatezza, il bacio mortale di certa politica nostalgica dei D’Alema, dei Vendola e dei loro figliastri. Ben venga dunque un bel confronto tra due leader capaci, nel loro essere una spanna sopra gli altri, di stimolarsi l’un l’altro. Ben venga, oltremodo, l’astensione dal suddetto confronto di nani, nanerottoli e cortigiani capaci di essere tanto abili giullari delle corti di turno quanto incapaci scudieri dal cuor di coniglio. Che la tenzone abbia inizio.

ma Gisippo … dopo lunga tencione vel pur mandò” –Boccaccio-

Syriza, Italia

syrizaitalia

In Italia c’è lo spazio politico per una Syriza italiana, basta spostare chi abusivamente occupa quello spazio. Non alludo al PD. Il Partito Democratico, nel suo attuale assetto, non potrebbe mai essere la Syriza italiana. Lo spazio di cui parlo è a sinistra del PD, dove oggi c’è la “cosa” degli anti-renziani e di Vendola. Con una sinistra coerente, credibile e propositiva si “aiuterebbe” lo stesso PD a cercare nuovi e più naturali alleati per portare a termine riforme necessariamente incisive dotandole di un “volto umano”. Oggi questo non sarebbe plausibile visto che alla sinistra del PD troviamo una desertificazione dialettica che sfocia nel ripetitivo ed arido “No” di Vendola & Co. Penso che una forza di sinistra fresca, con una idea nuova di società e rappresentata da interpreti affidabili ed emancipati dagli attuali leader, possa seriamente rappresentare un potente viagra per una politica eufemisticamente dichiarata impotente. Questa nuova forza di sinistra sarebbe non solo l’interlocutore ideale per il PD, ma ne rappresenterebbe anche la musa ispiratrice nei momenti di confusione ideologica che lo stress può provocare. Si tratta di liberare uno spazio da vecchie macerie e di ricostruire una piazza che oggi sopravvive tra surrogati di ideologie, dietro le quali si mascherano personalismi, invidie e rivalse. Liberate lo spazio da chi ogni notte si sveglia con l’incubo che un giorno possa nascere una Syriza che li indichi come impostori, come inquilini abusivi di uno spazio di cui non sono proprietari.

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