Dalle sentinelle ai roghi, l’omofobia nelle scuole italiane

rogoragione

Si moltiplicano nelle scuole italiane gli episodi di discriminazione nei confronti di insegnanti ed alunni omosessuali. Sempre più spesso associazioni e gruppi religiosi sono liberi di diffondere le loro campagne discriminatorie all’interno delle nostre scuole. Dalle parrocchie alle classi striscia l’invito a “controllare” i diari dei nostri figli per vedere se questi non incorrano nel rischio di essere inquinati da dottrine concernenti omofobia, omosessualità, gender o concetti di “famiglia a-normale”. Cosa si cela dietro le associazioni religiose che quotidianamente ci propongono il modello di “famiglia tradizionale”? Non è solo paura del diverso, è qualcosa di più subdolo che molto ha in comune con i fanatici e nostalgici del primato della razza. Gli effetti collaterali di quel virus chiamato ignoranza porta gli uomini a litigare ferocemente contro la ragione ed il buon senso. Nell’era del papa boxeur, associazioni nemiche del dialogo, delle libertà e dell’evoluzione della storia propongono una strada già percorsa dai più feroci regimi del nostro passato: “Controllate e date l’allarme!” Siamo all’esaltazione del più ortodosso dei razzismi. Il dato più allarmante è l’apologia di questo razzismo perpetuato da partiti e movimenti trasversali che non disdegnano, in barba alla loro decantata laicità, di dispensare pacche sulle spalle ai presidenti di queste associazioni, pesate e misurate non per il loro operare ma unicamente per il loro potenziale elettorale. L’Italia vive già il suo secondo Medioevo, scongiuriamo, finché possiamo, una seconda inquisizione.

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Accolita di sospettosi

pecore

Dietro ogni scemo c’è un villaggio” De Andrè

C’è il solito scemo del villaggio che grida al complotto degli illuminati, alle scie chimiche per il controllo del clima, alle sirene ed agli elfi tenuti nascosti dai servizi segreti, agli alieni che sono dentro gli stessi servizi segreti. Figuriamoci se poteva lasciarsi scappare l’occasione di dire al mondo che lui vuole vederci chiaro anche sugli attentati di Parigi. Lui ha visto tutte le serie di C.S.I. quindi non gli pare vero che uno dei cattivi lasci un documento d’identità alla vista di tutti. Lui, grazie alle numerose simulazioni fatte con Doom e con la sua PS4, sorride al fatto che un fucile d’assalto non spappoli le cervella del povero gendarme. Anzi, dalla mimica dello stesso gendarme, si accorge che si tratta sicuramente di un attore che partecipa alla colossale messa in scena da parte dei soliti alieni mascherati da sirene, a loro volta mascherate da elfi che, controllando il clima per mezzo delle scie chimiche, controllano le economie mondiali. Non mi sono mai preoccupato dello scemo del villaggio, mi preoccupano gli ingenui che vedono in lui la speranza e la soluzione. Scegli di essere ciò che vuoi ma non farti scegliere perchè sei ingenuo.

Dove sono i Charlie Hebdo italiani?

Satyricon

“Queste mie ferite le ho subite per la libertà…” Satyricon

Lucilio, Orazio, Giovenale, Petronio ed altri dissacratori si studiano e si traducono nei Licei e nelle Università. I loro scritti erano e sono irriverenti verso politici, costumi e religioni. Si divertivano a moralizzare i moralizzatori e, affinché i loro versi rimanessero impressi nella memoria dei loro acuti lettori, non disdegnavano un’eloquenza volgare e blasfema. Vista la scarsa dimestichezza degli italici verso gli studi classici e verso la storia, è doveroso ricordare di come quegli scalmanati declamassero le loro blasfemie in uno Stato tutt’altro che laico e di come i politici presi di mira, quando non avevano la disponibilità di un esercito, avevano al soldo sicari freddi e spietati come una testa di cuoio del Mossad. Il limite alla Satira iniziò alla fine di quell’impero, quando gli dei venivano imprecati per mera disperazione ed i politici venerati per l’umana involuzione. Si rinnegarono valori e versi di artisti latini che oggi traduciamo e studiamo solo grazie ad una giustificata ipocrisia: erano altri orti, altri ombelichi, altri dei. I moralizzatori di oggi, che sarebbero stati i bersagli prediletti degli Orazio, Giovenale & Co., ci dicono che certa Satira non fa ridere, confondendo Satira con comicità. Possono permetterselo, siamo alla fine di un altro impero, non siamo più abituati a pesare le parole, non solo per pigrizia, a volte mancano pure le bilance. La povertà di molti consiste nel trovarsi di fronte all’evidenza che non possono e non potranno mai essere Charlie Hebdo ed allora il classico dell’uva acerba può tornare utile. In fondo non tutti i classici vengono per nuocere. All’alba di un buio Medioevo c’è bisogno di assopire gli animi, meglio non suonare la sveglia delle coscienze. Meglio non pizzicare le corde delicate di quelle sensibilità che non si scuotono di fronte ad ipocrisie, falsità e prostituzioni ma si lacerano le carni se osi farneticare sui discendenti degli dei di Lucilio, Petronio & Co.

La satira muore e risorge in continuazione, è il termometro della salute intellettuale di un’epoca. I censori si riproducono in continuazione e sono utili all’intelletto quanto una folata di vento alla fiammella di un lumicino. Di Charlie se ne vedono pochi, di Catoni ne sono piene le chiese ed i bordelli.

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