Landini contro Renzi

RenziVsLandini

Landini versus Renzi: dopo le scaramucce tra nani uno scontro tra giganti

Parliamo in modo franco, Landini è il solo che possa provare ad opporsi a Renzi. Lo è grazie alla caratura della sua persona e grazie al non trascurabile particolare di essere un leader sindacale e non politico. Con i tempi che corrono, tempi in cui subiamo la politica non illuminata dei nominati, essere leader sindacale significa avere ancora un contatto diretto e ravvicinato con il proprio popolo. Questo tipo di contatto manca alla politica che, se non periodicamente rinnovata, rischia sempre di avvitarsi su se stessa. Landini, in queste ore, si dimostra anche molto scaltro. Sceglie, il leader della FIOM, di combattere la sua battaglia sul campo sindacale ed evita, con oculatezza, il bacio mortale di certa politica nostalgica dei D’Alema, dei Vendola e dei loro figliastri. Ben venga dunque un bel confronto tra due leader capaci, nel loro essere una spanna sopra gli altri, di stimolarsi l’un l’altro. Ben venga, oltremodo, l’astensione dal suddetto confronto di nani, nanerottoli e cortigiani capaci di essere tanto abili giullari delle corti di turno quanto incapaci scudieri dal cuor di coniglio. Che la tenzone abbia inizio.

ma Gisippo … dopo lunga tencione vel pur mandò” –Boccaccio-

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Aspettando Civati

CivatiGodot

Mentre in Senato si discute e si vota la fiducia sulla tormentata Delega sul Jobs Act, penso a Giuseppe Civati, detto Pippo, faccia da bravo ragazzo, che ha iniziato con Matteo Renzi la strada del rinnovamento all’interno del Partito Democratico. Certe strade sono lunghe e complicate, costano fatica, costano anche il sapore amaro ed indigesto delle sconfitte. Matteo è andato avanti e la sua tenacia è stata premiata. Pippo ha perso la ruota di Matteo troppo presto, ha rallentato alle prime salite, ha annaspato, è sceso dalla bici e, con il passo affaticato di chi rincorre sempre, ha iniziato ad essere contro tutti e tutto. Ai tempi di Enrico Letta e Pierluigi Bersani, appena entrato in Parlamento, il giovane Pippo ha iniziato a minacciare di non votare questo e di non votare quello, ha minacciato aventini e paventato dimissioni e scissioni. Nell’era Renzi il giovane Pippo è diventato ancora più irascibile ed invidioso: “Non mi danno spazio; diserto le manifestazioni PD e vado a quelle di SEL; Guardate che se Vendola trova la prosa poi saranno narrative amare per tutti; la camicia bianca l’ho inventata io, etc” Ovviamente tutto rigorosamente condito da minacce di voti contrari, dai soliti aventini, dalle solite scissioni e bla bla bla. Poi si arriva al voto ed il giovane Pippo, puntualmente, mostra tutta la sua baldanza catapultandosi a votare… ovviamente a favore. Solitamente si presenta alle telecamere con l’aria un po’ spaesata di chi promette, con un timido sorriso, che “questa è l’ultima, dalla prossima, se non si cambia musica, faccio un macello”. Sembrerebbe la favola del “Lupo, al Lupo!” ma siamo pronti a scommettere che il lupo non arriverà mai.

Tony Mariotti

Le novità del Jobs Act.

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Come cambierà il mondo del lavoro.

Il “day afterdi una delle più discusseDirezioni del Partito Democratico ci restituisce un Matteo Renzi più leader che mai ed una riforma del mondo del lavoro che diventa qualcosa di più di una semplice bozza.

Il segretario del PD non vuole perdere tempo ed annuncia per il Jobs Act un deciso cambio di marcia, già da mercoledì infatti dovrebbe riprendere il cammino nell’Aula del Senato.

L’attenzione dei media si è in questi giorni focalizzata sull’abrogazione dell’art. 18e sulla conseguente sostituzione del reintegro con l’indennizzo economico in caso di licenziamento illegittimo. Restano esclusi dalla riforma i licenziamenti illegittimi per motivi discriminatori, che continueranno ad essere sanabili tramite il reintegro e in alternativa l’indennizzo, ed i licenziamenti illegittimi per cause economiche, nei quali è la legge Fornero a prevedere il solo indennizzo.

Oltre al tanto discusso articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, sono tante le novità che, se accettate e votate, cambieranno il volto del mondo del lavoro.
Verranno potenziati i ricorsi ai contratti di solidarietà con la prospettiva di più personale occupato a fronte di meno ore lavorate e minor retribuzione. Nel concetto di solidarietà ricadranno anche le ferie, una quota delle stesse potrà infatti essere ceduta a chi ne dovesse aver bisogno con il solo vincolo dell’utilizzo per assistere figli minori bisognosi di cure. Uno degli obiettivi più ambiziosi è poi quello di sfoltire l’intricata giungla delle diverse tipologie di contratti con la creazione di un contratto base a tutele crescenti. È prevista una modifica dei limiti dell’inquadramento mentre dovrebbe diventare più flessibile il cambiare mansione al punto da poter prevedere, in casi limite, anche il demansionamento. Riformata sarà anche la Cassa Integrazione Guadagni, l’utilizzo della quale sarà possibile solo a seguito di una riduzione dell’orario lavorativo. Se non eliminati, per i contratti CO.CO.CO. sarà previsto un salario minimo garantito. Aumenterà anche l’assegno di disoccupazione, l’ASPI, la cui entità sarà rapportata alla “storia contributiva” del lavoratore e la cui durata dovrebbe sensibilmente aumentare. Sempre se non eliminati, l’ASPI potrebbe essere esteso anche ai contratti CO.CO.CO.

Si attendono nei prossimi giorni le controproposte delle opposizioni e delle parti sociali, sindacati in testa, per un volto, quello del lavoro, che, complici le rughe che la crisi ha prodotto, necessita di un rapido make-up.

Tony Mariotti

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