L’autostop degli appiedati

Camera - fiducia Governo Letta

Altro che rancore, dagli appelli e dalle lettere della minoranza PD emerge forte la paura di restare a piedi.

Eppur si muove, disse Galileo Galilei non potendo negare ciò che non poteva essere negato. Così un democratico, un qualsiasi democratico, dovrebbe dire riguardo a questo PD targato Matteo Renzi. Può piacere o dar fastidio ma, nell’era Renzi, il Partito Democratico ha raddoppiato i suoi consensi, ha recuperato gli iscritti perduti e, cosa di vitale importanza per un partito politico, detta i tempi dell’agenda politica del paese essendo l’unica forza motrice di un governo che, piaccia o no, si muove, crea, distrugge e trasforma. Cuperlo e la minoranza del partito che si impegna a rappresentare, non possono certo lagnarsi di tutto questo, e di fatto non lo fanno, ma non si ingegnano a nascondere il malumore che provano a sentirsi trattati da “minoranza”. Diciamo, per semplificare, che, negli ultimi tempi, il loro invito somiglia ad un: -Vai Matteo, vai pure ma non correre, rallenta e fatti accompagnare, accetta il nostro aiuto-. La loro richiesta è di voler esserci, magari stretti, magari ai margini, tutto, anche ripristinare la terza classe, piuttosto che rischiare di restare a piedi nel loro deserto. Abituati ai ritmi dei predecessori di Renzi, questa minoranza vede sfrecciare il treno PD ad una velocità tale che per loro risulta impossibile saltarci sopra e godersi (e spartirsi) i successi che, tappa dopo tappa, vengono inanellati. Nessun rancore dunque negli appelli e nelle lettere di Bersani e Cuperlo ma solo un pollice timidamente alto. Un po’ per dire che questo PD potrebbe piacere anche a loro, un po’ per chiedere un passaggio, un “autostop”, per farsi accompagnare lì dove sarebbero voluti arrivare pur consapevoli di non aver mai avuto il mezzo per arrivarci.

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Il gran rifiuto

 

Matteo Renzi

Dopo il guaio capitato a Schettino, gli inchini stanno gradualmente passando di moda. Potrebbe essere questa una delle cause delle numerose poltrone vuote che si registrano nel Meeting di Comunione e Liberazione di questa estate 2014. L’appuntamento annuale, dove si mescolano sapientemente sacro e profano e dove era di rigore non lo smoking ma l’inchino trasversale della politica alle porpore cardinalizie, vede quest’anno la defezione della cosiddetta “politica che conta”. A parte il frenetico trotterellare da un’intervista all’altra degli immancabili “aficionados” che vedono nella kermesse romagnola l’unica occasione per evidenziare al mondo reale la loro anonima esistenza, a Rimini si respira l’aria dismessa dei circhi che sbaraccano dopo l’ennesima replica del loro spettacolo. Dopo tanti inchini bipartisan da parte di tutti i Presidenti del Consiglio di turno, Matteo Renzi declina l’invito con una scusa che potrebbe essere tranquillamente riciclata per scampare all’invito alla recita scolastica del figlio del vicino di casa invadente ed antipatico. Uno sgarbo che nessuno aveva osato mai riservare a quella parte del mondo cattolico che, da Andreotti in poi, tutti si preoccupavano di adulare e corteggiare. È curioso notare come tale schiaffo sia stato sferrato da parte di chi, con caricature più o meno simpatiche, sia stato, sin dall’inizio della sua carriere politica, dipinto come un boy scout in pantaloncini corti tutto casa e chiesa. È oltremodo curioso constatare che, nonostante i proclami di energumeni nuotatori, alla fine sia stato proprio Renzi a sgonfiare quella bolla di intoccabile misticismo che circondava l’appuntamento dei ciellini. La sobrietà che oggi si respira ci ricorda che dove c’è un circo che sbaracca c’è una piazza che torna ad essere comune ed in quella piazza serpeggia un velato buon senso che ci sussurra ad un orecchio che, in fondo, il Meeting di CL senza gli inchini della politica si riduce ad una rimpatriata di vecchi e spaesati chierichetti in cerca d’autore.

Tony Mariotti

 

Scatole chiuse

Grullini

Vi ricordate di quello pizzicato a vedere la partita? Vi ricordate di quello che amava sonnecchiare placidamente sulla sua poltrona parlamentare? Ricordate quell’energumeno che salì le scale tre alla volta pur di poter apostrofare “educatamente” una dissidente? Vi ricordate di quel mangione pizzicato a pranzo nel ristorante della Camera a consumare tre pasti e pagarne uno solo? Vi ricordate i complimenti riservati alle parlamentari PD da parte di quello ossessionato dal sesso orale? Vi ricordate degli apriscatole che dovevano scardinare il Parlamento? Ecco di tutto questo è meglio che non resti più nulla, anzi è meglio che nel futuro certi dettagli restino confinati alla conoscenza di pochi intimi. Il Movimento Cinque Stelle si adegua agli usi e costumi di quelli che volevano mandare a casa ma con i quali è bello, di tanto in tanto, prendersi un caffè e chiacchierare del più e del meno…. in assoluta intimità ovviamente. Il Movimento Cinque Stelle chiede di limitare l’accesso e la possibilità di movimento a Montecitorio dei giornalisti della stampa parlamentare. I parlamentari pentastellati evidentemente temono quello che di solito gli altri partiti temono: che un cronista raccolga e trovi notizie, soprattutto se si tratta di notizie non ufficiali e sgradite ai caporali. “Che la scatola resti chiusa, avrebbe chiosato qualcuno, che il tanfo resti con il pesce tanto in pochi si sono accorti che siamo diventati dei tonni anche noi.”

 

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