Saviano e le primarie del PD

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Saviano invita a non andare a votare nelle primarie del PD ma il suo appello potrebbe favorire i caporali del voto

Così scriveva ieri Saviano sul suo profilo Facebook: “Domani alle primarie Pd in Campania non andate a votare. Questo il mio consiglio. I candidati sono espressione della politica del passato. Queste elezioni saranno determinate da voti di scambio. Pacchetti di voti sono pronti ad andare a uno o all’altro candidato in cambio di assessorati. In più saranno determinanti gli accordi con Cosentino. Le primarie Pd avrebbero dovuto essere strumento di apertura e partecipazione, ma così non è stato (vedi il caso Liguria). Sino a quando non esisteranno leggi in grado di governarle, saranno solo scorciatoie per gruppi di potere. Non legittimiamole, non andate a votare.”

Siccome sono abituato a riflettere su ciò che Saviano scrive, mi sono subito posto la domanda riguardo a come si potessero regolamentare le primarie. Sin dalla loro nascita il dilemma è stato se riservarle ai soli iscritti o renderle aperte ad elettori e simpatizzanti. Nel primo caso si garantisce un significato ed un peso a coloro che decidono di tesserarsi ed è garantita anche quella fase di formazione ed avvicinamento alle primarie fatta di incontri, approfondimenti e dibattiti che vedono le sezioni tornare alla loro funzione primaria. Di contro si registra un avvitarsi in discorsi e confronti autoreferenziali ed una conseguente ritrosia al cambiamento che vede il suo manifestarsi con il riciclo maniacale di chi sceglie la politica per professione. Nel secondo caso si ha il polso del gradimento, nel paese reale, delle proposte presentate. Si adeguano le sezioni a comitati elettorali semi-permanenti con la necessità di renderle trafficate ed aperte a forze sempre più nuove, fresche, intraprendenti e vogliose di emergere. Di contro scemano gli ideali e la programmazione a vantaggio del “ciò che più tira”, si favorisce l’affermarsi del populismo o del caporalato elettorale capace di portare a votare persone che mai, in votazioni ufficiali, voterebbero PD. Nell’attesa di una discussione seria e costruttiva sulle regole delle primarie, nel frattempo, oggi, si vota e, se ascoltassimo il consiglio di Saviano, a riempire i seggi sarebbero solo i comandati, quelli che ricevono la telefonata da chi sottolinea di non averlo ancora visto nel registro dei votanti. Quindi si realizzerebbe esattamente quello che lo scrittore partenopeo teme e denuncia. Io non credo che Saviano sia andato molto lontano dalla realtà, credo come lui che le primarie debbano essere riviste e migliorate ma credo anche che i numeri incredibili che il PD è stato capace di realizzare nell’ultimo anno non siano possibili senza una base fatta di lavoro, onestà ed impegno da parte di chi, per questo PD, ci mette la faccia. Quindi il mio consiglio è di rivederci domani per parlare di regole e primarie e di andare oggi a votare per non far riuscire i conti a chi tratta di politica con la calcolatrice. Buon voto.

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Landini contro Renzi

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Landini versus Renzi: dopo le scaramucce tra nani uno scontro tra giganti

Parliamo in modo franco, Landini è il solo che possa provare ad opporsi a Renzi. Lo è grazie alla caratura della sua persona e grazie al non trascurabile particolare di essere un leader sindacale e non politico. Con i tempi che corrono, tempi in cui subiamo la politica non illuminata dei nominati, essere leader sindacale significa avere ancora un contatto diretto e ravvicinato con il proprio popolo. Questo tipo di contatto manca alla politica che, se non periodicamente rinnovata, rischia sempre di avvitarsi su se stessa. Landini, in queste ore, si dimostra anche molto scaltro. Sceglie, il leader della FIOM, di combattere la sua battaglia sul campo sindacale ed evita, con oculatezza, il bacio mortale di certa politica nostalgica dei D’Alema, dei Vendola e dei loro figliastri. Ben venga dunque un bel confronto tra due leader capaci, nel loro essere una spanna sopra gli altri, di stimolarsi l’un l’altro. Ben venga, oltremodo, l’astensione dal suddetto confronto di nani, nanerottoli e cortigiani capaci di essere tanto abili giullari delle corti di turno quanto incapaci scudieri dal cuor di coniglio. Che la tenzone abbia inizio.

ma Gisippo … dopo lunga tencione vel pur mandò” –Boccaccio-

Syriza, Italia

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In Italia c’è lo spazio politico per una Syriza italiana, basta spostare chi abusivamente occupa quello spazio. Non alludo al PD. Il Partito Democratico, nel suo attuale assetto, non potrebbe mai essere la Syriza italiana. Lo spazio di cui parlo è a sinistra del PD, dove oggi c’è la “cosa” degli anti-renziani e di Vendola. Con una sinistra coerente, credibile e propositiva si “aiuterebbe” lo stesso PD a cercare nuovi e più naturali alleati per portare a termine riforme necessariamente incisive dotandole di un “volto umano”. Oggi questo non sarebbe plausibile visto che alla sinistra del PD troviamo una desertificazione dialettica che sfocia nel ripetitivo ed arido “No” di Vendola & Co. Penso che una forza di sinistra fresca, con una idea nuova di società e rappresentata da interpreti affidabili ed emancipati dagli attuali leader, possa seriamente rappresentare un potente viagra per una politica eufemisticamente dichiarata impotente. Questa nuova forza di sinistra sarebbe non solo l’interlocutore ideale per il PD, ma ne rappresenterebbe anche la musa ispiratrice nei momenti di confusione ideologica che lo stress può provocare. Si tratta di liberare uno spazio da vecchie macerie e di ricostruire una piazza che oggi sopravvive tra surrogati di ideologie, dietro le quali si mascherano personalismi, invidie e rivalse. Liberate lo spazio da chi ogni notte si sveglia con l’incubo che un giorno possa nascere una Syriza che li indichi come impostori, come inquilini abusivi di uno spazio di cui non sono proprietari.

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